Stress da lavoro: come curarlo

“Che stress! Sono pieno/a di lavoro! Sempre tutto di corsa!” sono espressioni all’ordine del giorno nei luoghi di lavoro, nei momenti di tensione associati alla vita lavorativa e nella ricerca di un equilibrio tra quest’ultima e la sfera privata.
Numeri alla mano, secondo la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di lavoro, circa il 25% dei lavoratori europei dichiara di soffrire di stress sul lavoro che si trasforma in alcuni casi in causa di assenza dal lavoro.

Cos’è lo stress da lavoro

Secondo l’Accordo quadro europeo del 2004, lo stress è uno stato di malessere legato a una situazione di disagio lavorativo e al modo in cui si è in grado di affrontarlo individualmente.
Vengono considerati soggetti a rischio i lavoratori che svolgono compiti più impegnativi a livello fisico e quelli che invece sono soggetti a forti pressioni psicologiche e responsabilità. Proprio partendo da queste considerazioni, è nata la necessità di stabilire dei parametri per l’identificazione dei sintomi, la loro cura e l’intervento.

Modalità d’uso
Il “Testo Unico” di salute e sicurezza sul lavoro, come modificato dal D.Lgs. n. 106/2009, ribadisce l’obbligo del datore di lavoro pubblico e privato di valutare “tutti i rischi” per la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, distinguendo tra fattori di rischio “tradizionali” (ad esempio, i rischi relativi all’uso di sostanze pericolose o di macchine) e rischi di tipo “immateriale”, tra i quali quelli relativi allo stress lavoro-correlato.
Dopo ampia e articolata discussione sul tema, il 17 novembre 2010 la Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro ha approvato le linee guida da fornire agli operatori per una corretta valutazione del rischio da stress lavoro-correlato: indicazioni di metodo, brevi e semplici, adatte alla realtà italiana fatta soprattutto di piccole e medie aziende. Dal 1 gennaio 2011 c’è quindi l’obbligo per tutti i datori di lavoro di “misurare” lo stress dei propri dipendenti, provvedendo, qualora esista, a eliminarlo o almeno a ridurlo.

Dosaggio e tempi di somministrazione
Il monitoraggio dei segnali di allarme si svilupperà su diversi livelli:

  1. Individuazione di una metodologia per l’individuazione dei fattori di rischio, applicabile indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa;
  2. Applicazione del metodo di monitoraggio a gruppi di lavoratori esposti a rischi dello stesso tipo (per esempio i turnisti o quelli che svolgono uguali mansioni, come gli operatori dei call center) per analizzare delle condizioni oggettive di stress che possono dipendere da ambiente, organizzazione e gestione del lavoro;
  3. Sviluppo della metodologia destinata ad essere necessariamente utilizzata dove la precedente fase di analisi e la conseguente azione correttiva non abbia eliminato il rischio da stress lavoro-correlato.

Effetti collaterali
Il prolungarsi dei sintomi può portare in alcuni soggetti allo sviluppo di disturbi psicologici (ansia, depressione, problemi relazionali, incapacità di concentrarsi), disturbi fisici (ipertensione, problemi cardiaci, deficit immunitari) e disturbi del comportamento.
Per le aziende lo stress produce: assenteismo, frequente avvicendamento del personale, problemi disciplinari, comunicazione aggressiva e, di conseguenza, riduzione della produttività, bassa qualità del prodotto, maggiore frequenza degli infortuni.

Avvertenze speciali
Queste sono le misure da prendere per casi conclamati, dove c’è bisogno di un forte intervento di riorganizzazione aziendale; quali però, secondo voi, sono i piccoli segnali e i conseguenti accorgimenti che si possono usare tutti i giorni per prevenire lo stress da lavoro?

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