Fare impresa al femminile: si parte dalla formazione

La consueta Rassegna Stampa di Cliclavoro del martedì ci ha suggerito questa settimana qualche riflessione interessante sulla formazione professionale, in particolare rivolta al mondo delle imprese femminili.

Un quarto delle imprese italiane “sono rosa”. Al 30 giugno 2010, ultima rilevazione utile su dati dell’Osservatorio dell’Imprenditoria Femminile Unioncamere-Infocamere, le imprese femminili in Italia risultano essere complessivamente 1.421.085, con un tasso di femminilizzazione (la percentuale di lavoratrici donne sul totale degli occupati) del 23,3%.
Sono dati che evidenziano una progressiva crescita della presenza delle donne nel tessuto imprenditoriale italiano, ma che ancora segnalano un divario di genere. E lo stesso accade all’estero. Anche quando si parla di formazione, le statistiche riportano più o meno le stesse percentuali: per esempio solo il 20% delle persone che frequentano gli Mba (Master in business administration) americani sono donne e le motivazioni addotte, ancora una volta, accomunano tutti i Paesi del mondo. È il bilanciamento tra vita professionale e vita privata (il cosiddetto Work-Life balance) il nodo cruciale da tenere sempre in considerazione quando si parla di lavoro e donne.

In America – leggiamo su Forbeslo scorso anno è cominciata una campagna per avvicinare le donne alla formazione di alto livello e oggi si registrano i primi segnali positivi. Complice la presenza di altri fattori economici, l’iscrizione femminile è cresciuta del 2,7% tra il 2005 e il 2010. L’aumento potrebbe anche essere il risultato degli sforzi compiuti dalla Forte Foundation, un consorzio composto da scuole di business e grandi società, costituita nel 2001 proprio per incentivare la formazione di donne con gli strumenti e le risorse adatte ad avviare una carriera di successo nel mondo degli affari.

Ma la strada sembra ancora lunga: Sheri Caplan scrive che lo sforzo non tocca unicamente alle business school, ma “le ragazze e le giovani donne devono appassionarsi alle questioni matematiche e finanziarie mentre le aziende devono fornire compromessi flessibili fra vita e lavoro, mentori e sponsor alle giovani impiegate e dimostrare che il soffitto di cristallo non è più al suo posto”.

Volete dirci la vostra sul lavoro in rosa?

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  • Lucia

    Buongiorno, è veramente dura conciliare lavoro e famiglia, ma con la passione, tanta costanza e sempre la voglia di imparare cose nuove fanno si che ci mettiamo sempre in gioco e cerchiamo sempre di fare tutto al meglio! Noi donne ci possiamo chiamare anche “mentre” , perchè nel nostro”mentre ” riusciamo a  fare almeno 2-3 cose insieme e ne stiamo già pensando ad un’altra…..
    Il mio motto ” Barcollo ma non mollo”