La lezione di Steve Jobs secondo Guy Kawasaki

Guy Kawasaki, imprenditore e investitore in Silicon Valley ma soprattutto collaboratore di Steve Jobs fin dagli inizi dell’avventura alla Apple, ha usato il suo profilo di Google+ per parlare del suo mentore, del suo collega recentemente scomparso.

Per farlo, ha pensato di raccogliere gli insegnamenti imparati dal contatto diretto con Steve Jobs, lezioni apprese sul lavoro che era necessario mettere nero su bianco perché non andassero perse o dimenticate.
Tra idee, visioni e obiettivi, ecco le 13 lezioni di Steve Jobs secondo Guy Kawasaki:

1. Gli esperti sono incapaci
Esperti, giornalisti, analisti, consulenti, banchieri e guru siccome non possono “fare” allora “consigliano”. Potranno anche dirti che cosa non va con il tuo prodotto, ma ricorda che non potranno mai pensarne e crearne uno di grandioso. Potranno anche suggerirti come costruire una grande squadra, ma alla fine sanno gestire nient’altro che la loro segretaria.

2. I clienti non possono dirvi di che cosa hanno bisogno
“La ricerca del mercato per Apple” è un ossimoro. Il focus group di Apple è stato l’emisfero destro del cervello di Steve Jobs che parlava con quello sinistro. Se chiederete ai clienti che cosa vogliono, vi daranno indicazioni generiche, nulla di rivoluzionario. La strada più produttiva per una startup tecnologica è quella di creare i prodotti che tu vorresti, proprio come hanno fatto Jobs e Wozniak.

3. L’importanza di fare il passo in più
Le migliori vittorie le ottieni quando fai un passo un più del necessario, quando pensi allo step successivo in anticipo sugli altri.

4. Più grande è la sfida, più alta è la qualità del tuo lavoro
Ho sempre lavorato con il timore che Jobs ritenesse me e il mio lavoro di poco valore. Questa paura era una grande sfida a fare meglio. Cambiare il mondo è una grande sfida. Io e i colleghi della Apple di oggi e di domani abbiamo sempre dato il meglio di noi per per tener testa alle grandi sfide dell’azienda.

5. Il design è importante
Steve Jobs ha sempre fatto impazzire i suoi collaboratori con le sue richieste e la sua maniacalità rispetto alla necessità di un buon design. In questo, Jobs era un perfezionista e non si accontentava, come fa invece la maggior parte delle persone.

6. Non si può sbagliare con una grande grafica e dei caratteri grandi
Date un’occhiata alle presentazioni di Steve Jobs. Il font è in corpo sessanta e di solito c’è una grande schermata o un grafico e un’immagine, rispetto a quelle degli altri, dove il font è al massimo di corpo otto e non ci sono elementi visivi d’impatto. Il suo stile nelle presentazioni era unico, inutile sottolineare quanto fu copiato.

7. Cambiare idea è segno d’intelligenza
La prima versione dell’iPhone non aveva le applicazioni, Steve le ritenne una cosa negativa. Nel tempo qualcuno lo convinse che le applicazioni erano il futuro e presto Steve Jobs coniò lo slogan “Vuoi fare una cosa? C’è un’app per questo!”

8. Il “valore” è diverso dal “prezzo”
Guai a voi a decidere tutto in base al prezzo. Guai a voi a impostare la competizione esclusivamente sul prezzo. Il prezzo di un prodotto non è l’unica cosa che conta; per alcune persone ciò che conta di più è il valore. E al valore concorrono la formazione, il supporto, e la gioia intrinseca di usare lo strumento migliore che potevi fare. E, va da sé, nessuno compra i prodotti Apple per il loro basso prezzo.

9. I migliori assumono i “più migliori”!
In realtà Steve Jobs pensa che i giocatori di serie A assumono e si confrontano con persone di serie A. Io faccio un passo in più, dicendo che i giocatori di serie A assumono persone di serie A+, anche migliori di loro stessi. Se cominci a assumere persone meno talentuose di te solo per poter dimostrare la tua superiorità, inneschi un processo di mediocrità ipoteticamente senza fine.

10. Uno che si sporca le mani
Steve Jobs avrebbe potuto in qualsiasi momento presentare un prodotto della Apple di fronte a milioni di persone al contrario di molti CEO che chiamano qualcun’altro per farlo al posto loro. In questo modo, Jobs non solo trasmetteva a tutto il mondo il lavoro di squadra dietro a ogni novità, ma anche che davvero lui era coinvolto nel processo di sviluppo, conoscendo meglio di chiunque altro ogni minimo particolare dei prodotti che portano la sua firma.

11. Un vero trascinatore
Con il suo perfezionismo Steve Jobs portava tutti lontano. Forse il prodotto non era sempre perfetto, ma era sempre grande abbastanza per essere messo in commercio. Steve Jobs ha sempre insegnato a non portare ritocchi per il gusto di farlo, ma con un unico obiettivo: dominare i mercati esistenti o crearne di nuovi a livello globale.

12. Marketing come fattore di unicità
Ogni prodotto deve essere la somma di fattori come l’unicità, il prezzo concorrenziale, il valore e il posizionamento sul mercato. Un esempio: il successo dell’iPod fu determinato da fatto che era il solo prodotto con cui scaricare musica legalmente, a basso costo e con facilità dalle principali etichette discografiche.

13. Bisogna prima crederci
A volte, bisogna credere nelle cose a priori per poterle vedere poi realizzate. Quando vuoi fare innovazione e prodotti all’avanguardia, ignorare o sfidare gli esperti, affrontare sfide enormi, farti ossessionare dal design e concentrarti sul valore unico, per vedere i tuoi sforzi ripagati avrai bisogno di convincere la gente a credere in quello che stai facendo. La gente ha avuto bisogno di credere nel Macintosh per vederlo diventare reale. E così per l’iPod, l’iPhone e l’iPad. Non tutti ci credono ed è giusto così. Ma per iniziare a cambiare il mondo può bastare cambiare poche persone. E questa è la lezione più grande che ho imparato da Steve Jobs.

Siete affascinati dal personaggio di Steve Jobs? Leggete come ha fatto storia con la Apple, oppure imparate i 10 comandamenti di Steve Jobs!

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