Uno dei tratti distintivi degli italiani agli occhi del mondo, da ben oltre 150 anni, è la creatività: l’arte in ogni sua forma, dalla più impercettibile alla solida capacità di ideare, creare e costruire. “L’architettura significa costruire edifici per la gente, università, musei, scuole, sale per concerti: sono tutti luoghi che diventano avamposti contro l’imbarbarimento. Sono luoghi per stare assieme, sono luoghi di cultura, di arte e l’arte ha sempre acceso una piccola luce negli occhi di chi la frequenta” sono le parole di Renzo Piano per definire il suo concetto di “Fare”: fare architettura, fare arte.
Ogni anno ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale, raccoglie i migliori prodotti della creatività italiana selezionati dall’osservatorio permanente del design. Una selezione di questi partecipa poi al Premio Compasso d’Oro che dal 1954 celebra il talento, la forza innovatrice e la qualità in sintonia con la realtà sociale. Nato da un’idea di Giò Ponti e per volontà dei grandi magazzini la Rinascente, è il maggior riconoscimento alla progettualità, alla produzione italiana e il più autorevole premio europeo nel campo del design.
Chi sono le archi-star italiane e le opere che hanno costruito nel mondo? Quali sono i prodotti che hanno segnato la storia del design? Come si distinguono queste eccellenze italiane? Ripassiamo insieme un po’ di storia dell’architettura degli ultimi 150 anni con i suoi grandi nomi:
- Renzo Piano: nato a Genova il 14 settembre 1937, laureato al Politecnico di Milano nel 1964, è attualmente il più grande esportatore di architettura italiana vivente. È un razionalista che agli inizi della sua carriera si rifà all’amico e maestro francese Jean Prouvé. Negli anni settanta inizia la collaborazione con Richard Rogers e nasce il progetto del Centre Pompidou di Parigi. Dal 1981 la sua attività si svolge tra gli studi di Genova e Parigi con il Renzo Piano Building Workshop che realizza opere in tutto il mondo: l’aeroporto di Osaka (1988), la Cité Internationale di Lione (1991), il Museo della Scienza e della Tecnica ad Amsterdam (1992) , il ridisegno della Postdamer Platz a Berlino (1992) , il Centro Tjibaou per la cultura Kanak a Noumea (1992), la Banca Popolare di Lodi (1993), il Design Center della Mercedes Benz a Stoccarda (1993), l’Aurora Place a Sidney (1996), la Telecom Tower (1997) a Rotterdam.
- Carlo Scarpa: nato nel 1906 a Venezia e morto nel 1978 a Sendai in Giappone in seguito ad un incidente, Scarpa è stato architetto e designer per vocazione. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1926, ma già all’età di sette anni si nota la sua propensione per il disegno. La sua storia è ribadita dai materiali e dalla manualità, si allontana da quella degli altri protagonisti del momento. Per oltre 10 anni collabora con la vetreria di Paolo Venini, tra il 1935 e il 1937 si occupa della sistemazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra i riconoscimenti ricevuti si ricorda il Premio Nazionale Olivetti per l’architettura e la medaglia d’oro della pubblica istruzione per la sistemazione del Museo di Castelvecchio a Verona. Fu sempre molto attivo a livello universitario nell’Ateneo di Venezia, morì due giorni prima di ricevere la laurea honoris causa.
- Giò Ponti: ha ideato, insegnato e divulgato una personalissima e intramontabile coniugazione tra classicità e modernità. Architetto e designer milanese, nel 1927 affianca una produzione di mobili d’élite con Domus Nuova per la Rinascente, fonda e dirige la rivista Domus durante tutto il suo percorso artistico. Particolarmente significativa è l’esperienza di Direttore Artistico di Fontana Arte per la quale crea tavoli e lampade. È considerata un oggetto storico la “superleggera” che Giò Ponti disegna e mette in produzione per Cassina, con le sue stesse parole “una sedia normale, leggera, sottile e conveniente”. Un simbolo intramontabile di eccellenza del design italiano.
- Achille Castiglioni: nel 1944 neolaureato in architettura Achille Castiglioni entra a far parte dello studio dei fratelli e ancora oggi non è possibile usare un suo oggetto e non cercare di capire perché sia così costruito o perché incuriosisca. L’opera di Castiglioni si distingue per la capacità di porsi sempre nuovi di fronte alla cose e l’intuizione di adeguare la progettazione in modo da tener conto del rapporto tra progetto, produzione, distribuzione e fruizione. Gli oggetti che portano la sua firma sono un culto intramontabile come la “Lampada ad Arco” del 1962 che innova offrendo la possibilità di illuminare il piano di un tavolo senza la necessità di avere un punto luce prefissato. Anche il mobile “tavolo” è ora veramente mobile.
- Giuseppe Terragni: nato tra Como e Milano nel 1904, da ragazzo si dedica con passione alla pittura ma dopo la laurea in architettura sceglie di essere architetto, ma è un artista completo e un uomo di grande cultura. Una vita vissuta nella direzione della sua arte. Nel 1932 cominciò a lavorare al più importante incarico di tutta la sua vita: la casa del Fascio di Como. È considerato il massimo esponente dell’architettura razionalista italiana.
L’elenco potrebbe continuare con nomi della portata di Ettore Sottsass, Gino Pollini, Franco Albini e tanti altri. Quali sono gli architetti e designer italiani che rappresentano lo stile italiano nel mondo? Quali opere e oggetti parlano ed esprimono il loro genio?
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