Come aumentare la creatività in ufficio

Di quanto spazio ha bisogno una persona che lavora con la creatività? E che cosa conta di più: la dimensione dello spazio o la sua qualità, per esempio che sia uno spazio ingombro, insonorizzato o privo di distrazioni?

Un recente studio pubblicato sulla rivista Psychological Science e riportata dal Daily Mail britannico, ha concluso che la dimensione dello spazio messo a disposizione dei dipendenti condiziona fortemente le loro capacità di “pensare fuori dagli schemi” e di concepire risposte creative alle sfide.

Think out of box
La ricerca ha sottolineato che i dipendenti chiamati a pensare e agire in maniera creativa hanno risposto meglio quando autorizzati a farlo fuori da uno spazio chiuso, da un ufficio angusto seppur a norma.
Ne consegue che a questo tipo di lavoratori dovrebbe essere permesso, proprio come viene chiesto sia il loro lavoro, di uscire dagli schemi dell’ufficio, dando loro la possibilità di muoversi, di fare due passi, di avere libertà di movimento oltre la scrivania.

Uno spazio di qualità
Oltre alla dimensione, lo studio sottolinea l’importanza della qualità degli spazi da dedicare al lavoro creativo, che sembrano dover soddisfare alcuni standard quali la possibilità di isolamento per evitare distrazioni, la tranquillità, la possibilità di accedervi a orari non prestabiliti.

Caratteristiche psicologiche e culturali dello spazio
Una considerazione da fare, nel momento in cui si pensa allo spazio da destinare a un creativo, è la differenza tra spazio personale psicologico e spazio personale fisico, che possono variare a seconda degli individui, delle situazioni e della cultura.
Per esempio, a qualcuno molto timido o introverso potrebbe far più piacere lavorare all’interno di uno spazio molto schermato, che possa cioè fornirgli una sensazione di calma e tranquillità anche se all’apparenza questa tipologia di ambienti sembrano essere meno catalizzatori di creatività. Lo stesso spazio potrebbe invece creare un blocco alla fantasia di persone più estroverse o dal carattere diverso.

La relatività con cui vengono concepiti gli spazi e i divisori che lo creano ci fanno concludere che, in quegli ambienti e in quelle aziende dove l’apporto creativo è una necessità quotidiana e costante nel tempo, è preferibile poter confrontarsi con i dipendenti rispetto a queste problematiche; è ovvio che non si può cambiare ufficio e impostazione degli spazi ogni volta che viene assunta una nuova persona, ma è possibile però pensare a soluzioni customizzabili o che comunque vadano incontro alle esigenze più sentite.

Siete anche voi chiamati a pensare out of box per lavoro? Leggete allora le 50 cose che ogni creativo dovrebbe sapere!

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