Per questo primo Speciale del Blog di Cliclavoro, approfondiremo il rapporto tra tecnologie informatiche e aziende in Italia, per testare quanto le aziende e i lavoratori possiedano i requisiti informatici adatti e ormai imprescindibili per la ricerca di occupazione e la crescita lavorativa nel settore privato.
E’ una delle sette “iniziative faro” dell’Agenda digitale europea nell’ambito della strategia Europa 2020: le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) sono volano di sviluppo e di crescita economica in tutto il mondo.
Il rapporto 2012 Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) dal titolo E-skills: diffusione, apprendimento, fabbisogni dimostra quanto le ICT siano diventate parte integrante della vita quotidiana per oltre la metà degli italiani, soprattutto tra i giovani. Purtroppo, però, nonostante 9 imprese su 10 utilizzino connessioni internet a banda larga, il 73,3% delle imprese connesse dispone ancora di velocità inferiori a 10 Mbit/s.
Da un’indagine Istat, condotta nel 2011 attraverso un questionario armonizzato a livello europeo, sappiamo che il 62,6% di esse dispone di un sito web, ma solo il 35% di questi siti fornisce almeno un servizio di elevata interazione con l’utente per cui è evidente che le aziende italiane necessitano di colmare al più presto le lacune e il divario con gli altri Paesi europei.
Inoltre appare ormai assodato che le competenze informatiche favoriscano una maggiore occupabilità della forza lavoro e siano sempre più richieste figure professionali con competenze digitali specialistiche. In media gli italiani non sembrano, però, possedere i requisiti tecnico-informatici richiesti dalle aziende. L’apprendimento delle e-skills avviene ancora prevalentemente per via informale, attraverso la pratica (75,9%) e grazie all’aiuto ricevuto da colleghi, parenti e amici (68,7%). Solo il 9,3% di chi ha tra i 18 e i 64 anni ha frequentato nel 2011 almeno un corso di formazione per la propria “alfabetizzazione digitale”.
Come dimostra la seguente tabella, redatta dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto Digital Agenda for Europe 2010-2020, l’Italia nel 2011 si colloca al penultimo posto, seguita solo dalla Bulgaria, tra i paesi dell’Unione Europea la cui popolazione tra i 25 e i 54 anni ha seguito un percorso formativo professionale nell’acquisizione di competenza in ambito ICT.
Nell’ambito dell’apprendimento formale, il settore dei servizi e quello industriale sono stati quelli maggiormente interessati all’avvio di corsi di informatica per i dipendenti, seguiti dal comparto del commercio e dell’agricolture e pesca. In coda, troviamo i lavoratori del settore costruzioni.
Le professioni più coinvolte nei corsi, come emerge dall’indagine Isfol, sono quelle impiegatizie seguite da quelle tecniche e dalle forze armate. Artigiani e operai non qualificati hanno quote inferiori, ma recuperano parzialmente con l’apprendimento informale.
La richiesta di competenze informatiche
La convinzione che nei prossimi anni l’importanza delle e-skills, soprattutto in ambito lavorativo, sarà sempre maggiore è generalmente alta più tra le persone (38%) che tra le aziende (24%). E coloro che sono in cerca di un’occupazione sono quelli in cui questa opinione è in assoluto la più radicata.
Dall’indagine emerge anche che la convinzione che le competenze digitali specialistiche siano di fondamentale importanza in ambito lavorativo è maggiore nelle imprese con più di 50 dipendenti. Di contro, nelle aziende piccole e artigianali, al singolo lavoratore è richiesta un maggiore multifunzionalità del ruolo a fronte di una minore specializzazione.
Imprese italiane: i divari per settori geograficiL’adozione dei computer all’interno delle aziende in Italia raggiunge percentuali generalmente elevate con un divario poco percettibile fra Nord Ovest e Nord est (96%), Centro (96%) e Sud e isole (93%). Di poco inferiore è l’uso di internet e della navigazione web, con una media italiana del 93%.
Le differenze geografiche sono invece percepibili nella presenza di un sito web aziendale: mentre nel Nord ovest si assesta al 63%, nel Nord est al 68%, al Centro si scende al 60% e al Sud e nelle isole si arriva solo al 51%. Come mostra il grafico, alcune sensibili differenze si possono riscontrare nell’uso del pc e della navigazione internet: il primato positivo spetta al Centro Italia, seguito dal Nord. Fanalino di coda il Sud e le isole.
(cliccate sulle immagini per ingrandirle).
FONTI:
http://www.istat.it/it/archivio/48044
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/information_society/data/main_tables
http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=90
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