Co-working: condividendo si lavora meglio

Come contrastare i continui rincari e spese che rallentano il mercato del lavoro? Esiste una soluzione che alcune aziende stanno già sperimentando. Si chiama co-working e fa riferimento alla condivisione e alla creazione di spazi di lavoro comuni.

Il coworking rappresenta infatti “luogo sociale eterogeneo” dove far incontrare lavoratori, far convergere progetti ed idee e generare nuove idee proprio attraverso le relazioni tra professionisti.

La Microsoft si è già orientata in questa direzione e ha progettato una nuova sede: l’Innovation Campus di Peschiera Borromeo, con l’obiettivo di ospitare altre aziende. Qui nessun dipendente ha una scrivania pre-assegnata, esistono solo “activity based working” cioè degli spazi concepiti in modo funzionale facendo riferimento alle attività da svolgere.

Anche Ericsson con il progetto “Ego” offre nel campus di Roma spazi polifunzionali ad altre aziende ad alto potenziale innovativo.

Ma il Co-working è un approccio che investe anche progetti minori, micro- aziende e consulenti esterni.

In altre parole, il co-working intercetta le esigenze di una porzione non irrilevante dell’attuale mercato del lavoro. Precisamente, le esigenze di quelli che in un articolo dell’Economist dei mesi scorsi vengono definiti come “nomadic workers”: lavoratori che si muovono lungo e fuori i confini delle organizzazioni formalizzate, confrontandosi con un mercato sempre più fluido e destrutturato come collaboratori, free lance, start-up.

Per tutti possono esserci molte più opportunità semplicemente adottando un “gioco di squadra” e sfruttando creativamente il luogo di lavoro .

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