Quanto si guadagna in Svizzera?

Svizzera

Trovare un lavoro in Svizzera è il sogno di tantissimi giovani che desiderano poter entrare alle dipendenze di un’azienda che lavora in uno dei mercati più competitivi e meglio retribuiti del mondo. Ma quanto si guadagna realmente in Svizzera?

Come intuibile, le condizioni di remunerazione nel Paese sono notevolmente più elevate di quelle in vigore sul mercato italiano. Non è certamente un caso che nella nazione uno stipendio di 3-4 mila euro sia all’ordine del giorno per molte professionalità che in Italia faticano ad arrivare alle metà di tale livello (si pensi a un insegnante). Di contro, il costo della vita nel Paese è nettamente più alto, scontando quindi parte della propria capacità di acquisto.

In linea di massima, tuttavia, il rapporto della qualità della vita e il suo costo per un dipendente sarà certamente più appagante di quanto riscontrabile in Italia.

Consigli sul messaggio di autocandidatura

autocandidatura

Il messaggio di autocandidatura costituisce una parte fondamentale del proprio “tentativo” di catturare la giusta attenzione del proprio potenziale datore di lavoro. Redatto su posta elettronica o su carta, ha il principale scopo di creare un interesse sulla propria candidatura, anche se non vi sono esplicite posizioni aperte in azienda.

Per creare un buon messaggio di autocandidatura, ricordatevi di indirizzarlo all’attenzione di una persona specifica, scrivere chiaramente le proprie volontà e desideri, i propri punti di forza e le esperienze di studio, di lavoro e personali. Utilizzate infine una formula di saluto che possa sottintendere una potenziale telefonata successiva.

Carta di credito revolving per casalinghe, vantaggi e svantaggi!

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La carta di credito revolving possiede, tra i tanti vantaggi caratteristici di tale prodotto, anche il fatto di potersi prestare a qualsiasi utilizzo e a qualsiasi utente. La carta di credito revolving può infatti essere adattata alle necessità finanziarie degli impiegati, degli studenti, dei pensionati e – perchè no – anche delle casalinghe che desiderino poter disporre di uno strumento di credito particolarmente flessibile, utile per poter compiere delle spese per la propria abitazione, in modo personalizzato e con una gestione elastica del rimborso.

Con la carta di credito revolving per casalinga sarà ad esempio possibile scegliere in che modo restituire le spese effettuate all’interno di un mese solare, scegliendo ad esempio se sia il caso procedere al compimento di un rimborso “a saldo” (cioè in un’unica soluzione, generalmente all’inizio o a metà del mese successivo a quello in cui sono state compiute le operazioni), o ancora con un rimborso “revolving”, ovvero rateale (che contribuirà a ripristinare gradualmente il plafond originario, man mano che vengono pagate le rate).

Tuttavia, per una casalinga ottenere una carta di credito revolving potrebbe non essere così semplice. Il rilascio della carta di credito è infatti sottoposto a una procedura istruttoria che servirà a comprendere se il richiedente la carta possa o meno procedere regolarmente alla restituzione del debito contratto. Nell’ipotesi della casalinga, è possibile che l’assenza del reddito possa costituire un ostacolo nei confronti della regolare restituzione del debito, con ciò che ne consegue sotto il profilo della facilità di concessione di tale strumento). Come fare, dunque, per permettere alle casalinghe di poter entrare in possesso di una carta di credito revolving?

Tralasciando, almeno per il momento, il fatto che alcune banche e finanziarie dispongono di carte di credito revolving per casalinghe (lo stesso dicasi per le carte di credito revolving “aziendali” rilasciate all’interno dei grandi centri commerciali), possiamo ben ricordare come le carte di credito revolving possano essere rilasciate anche alle persone che non hanno redditi documentabili.

In questo caso, tuttavia, la mancanza di una documentazione utile per comprovare la regolare ricezione del reddito dovrà essere sostituita da altre forme di “garanzia” per la banca. Sarà quindi possibile cercare di richiedere la carta di credito revolving per casalinghe attraverso la prestazione di una fideiussione di un parente (ad esempio, del marito o del padre), o ancora sarà possibile offrire una garanzia reale (come un pegno sul denaro in conto corrente) a forma di ulteriore supporto della propria richiesta.

In ogni caso, la concessione di carte di credito revolving per casalinghe non è certamente una rarità, anzi. Per poterne sapere di più, il nostro consiglio è quello di parlarne apertamente con il vostro consulente bancario di fiducia, e insieme trovare una soluzione che possa essere soddisfacente, con il minimo dispendio di energie e di tempo.

Una volta effettuata la richiesta di una carta di credito revolving per casalinghe, sarà sufficiente attendere la spedizione dello stesso strumento a casa e… iniziare ad utilizzarlo per le proprie spese quotidiane o per quelle straordinarie, in linea con le proprie esigenze di bilancio familiare!

Finanziamento a fondo perduto, come mettersi in proprio

statali a fondo perduto

Una delle domande più ricorrenti che i futuri imprenditori rivolgono ai propri consulenti, è se con un finanziamento a fondo perduto sia realmente possibile mettersi in proprio e avviare una nuova idea di impresa. Ebbene, per rispondere compiutamente a questa domanda, cerchiamo di compiere un piccolo passo indietro.

I finanziamenti a fondo perduto sono dei vantaggiosissimi contributi che permettono all’imprenditore di entrare in possesso di una somma di denaro senza dover procedere ad alcuna restituzione: per colui che vuole mettersi in proprio si tratta quindi di una boccata d’ossigeno fondamentale, poichè consentirà di avere a disposizione delle risorse liquide da spendere, senza che vi sia alcun rimborso a fronte.

Proprio questa particolare caratteristica deve tuttavia far soffermare l’analista su un elemento altrettanto fondamentale: la concessione di contributi a fondo perduto è infatti formalmente vincolata al compimento di alcune determinate spese, come ad esempio quelle relative alla costituzione dell’impresa o – ancora – all’acquisto di specifici macchinari.

Rispondiamo pertanto sinteticamente alla domanda in avvio di presente approfondimento: il finanziamento a fondo perduto è certamente uno dei metodi più vantaggiosi per potersi “mettere in proprioma, probabilmente, non sarà in grado di coprire il 100% delle vostre spese in sede di costituzione e avvio. Cercate in ogni caso di formulare un business plan che sia sufficientemente dettagliato, e che possa dimostrare quali siano i mezzi propri eventualmente da reperire per garantirvi un congruo startup.

Diventare parrucchiere: ecco come si fa!

parrucchiere lavoro

Diventare parrucchiere è il sogno di tantissimi giovani che desiderano poter entrare a lavorare nel mondo dello stile, mettendosi in proprio o alle dipendenze di un salone di hairstyle. Ma come è possibile diventare parrucchiere? Quale percorso è necessario compiere per poter realizzare questo obiettivo professionale?

Passione

Il primo requisito utile per cercare di diventare un bravo parrucchiere è la passione per i capelli, per la cura della persona, per lo stile, per la tendenza moda e per le acconciature. È quindi fondamentale cercare di appassionarsi al settore, aggiornarsi continuamente, leggere tanto e frequentare appuntamenti e seminari sul tema.

Rapporto con le persone

Il secondo requisito è quello della predisposizione ai rapporti interpersonali. Svolgendo il lavoro di parrucchiere ci si troverà in costante contatto con i clienti, e dai clienti occorrerà cercare di estrapolare quelle indicazioni utili per poter fare al meglio il proprio lavoro. Pertanto, sono fondamentali una buona empatia, e la capacità di entrare in sintonia con l’ambiente.

Formazione

Parrucchiere

Il terzo requisito è, naturalmente, quello della formazione. Per intraprendere la professione di parrucchiere sarà infatti sufficiente iscriversi a un corso di formazione professionale che possa istruire adeguatamente il professionista verso questo nuovo lavoro. I corsi non mancano di certo: consultando un centro per l’impiego, sarà possibile ottenere il calendario delle nuove attività in programma.

Il percorso formativo ha una durata ordinaria di tre anni, accompagnati da eventuali anni di specializzazione utili per poter finalizzare la propria preparazione in qualche specifico settore: è fortemente consigliabile procedere in tal senso, visto e considerato che molto spesso il successo di un buon parrucchiere è proprio rappresentato dalla possibilità di poter offrire al proprio cliente un valore aggiunto che possa distinguerlo dai concorrenti (ad esempio, potreste specializzarvi nelle colorazioni più moderne, o nell’applicazione delle extension capelli, e così via).

Ricordate altresì che al termine del periodo di formazione sarà necessario compiere degli stage e dei test scritti e di verifica, che permetteranno agli esaminatori di poter comprendere se il vostro livello di preparazione sia o meno sufficiente per avere il via libera alla professione.

Tutto qui? Non proprio. Il nostro consiglio è infatti quello di continuare a formarsi, anche dopo aver conseguito l’attestato, attraverso dei percorsi continui di aggiornamento sul taglio e sulla cura dei capelli.

Dipendenti o autonomi

Si giunge quindi al momento della grande scelta: lavorare come dipendenti presso un salone di bellezza, o avviare un lavoro autonomo? Di norma l’avvio della professione viene effettuato alle dipendenze di un altro parrucchiere, titolare di un salone. Dopo aver acquisito una ulteriore esperienza (e aver accumulato un po’ di quattrini) si potrà scegliere se avviare un locale tutto per sé.

La professione di parrucchiere può essere fortemente remunerativa se effettuata con passione, costanza e serietà. Di contro, può risultare un fallimento se il nostro livello di attenzione nei confronti del cliente non è sufficientemente elevato. Pertanto, prima di avviare una professione di parrucchiere val la pena cercare di sviluppare tutti i propri punti di forza, facendosi quindi trovare pienamente pronti all’appuntamento con le “chiome”.

via: www.capellistyle.it

Come valutare un’offerta di lavoro

offerta di lavoro

Quando sei di fronte a delle offerte di lavoro potresti trovarti nella necessità di negoziarle, al fine di trovare la soluzione migliore per le tue esigenze. Vediamo alcuni punti importanti per poterlo fare con efficacia.

Per prima cosa considera la posizione. Il posto di lavoro che ti viene offerte è un buon posto per fare carriera e per assicurare alla tua famiglia tutto il supporto necessario, anche dal punto di vista economico?

Ricorda di definire uno stipendio realistico, tenendo anche conto delle differenze salariali su base geografica. Ad esempio, nel nord del nostro paese le retribuzioni sono in media più alte che al sud, dunque è importante chiedere uno stipendio che ti soddisfi ma che sia ragionevole.

Nel valutare le offerte di lavoro dai un’occhiata anche agli extra, come ad esempio al trattamento per la tua futura pensione, le indennità, la struttura dei bonus, le ferie e tutto ciò che è legato al tuo lavoro.

Pensa anche alla società presso cui stai andando a lavorare e cerca di capire se è stabile o meno. Cerca di acquisire dei dati finanziari sull’azienda e fai le tue ricerche. Dovresti sapere se in passato hanno sempre pagato, se hanno avuto problemi o altro. L’ambiente di lavoro deve essere ovviamente tranquillo.

Considera inoltre il tuo futuro con quella azienda. C’è possibilità di andare oltre la posizione lavorativa attuale? La necessità di avere un certo percorso di carriera è importante ma può variare nel corso degli anni. Ricorda di pensare realisticamente a ciò che vuoi e a ciò di cui hai bisogno per poter avere successo, a cosa ti soddisfa.

Valuta inoltre alla tua importanza all’interno dello schema generale dell’azienda. Quanto è importante il tuo lavoro? Ovviamente accettare delle offerte di lavoro si basa su un discorso, oltre che di stipendio, anche di gratificazione. Da questo punto di vista considera anche il lato umano, ovvero se ti piacerebbe lavorare per un certo datore di lavoro, se ti piace il lavoro che andrai fare e se ti piace l’azienda presso cui lavorerai. Dato che si tratta del tuo futuro e dei tuoi anni, è importante non lasciare nulla al caso.

Obsolescenza, ecco i lavori che “invecchieranno”

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Tra le varie maglie del mercato del lavoro italiano, spiccano quelle relative ai lavori che stanno per diventare obsoleti o che – almeno in parte – verranno sostituiti da caratteristiche di innovatività particolarmente dinamiche.

Stando a uno studio di Roland Berger, in materia, gli agricoltori rischiano nel 95% di diventare obsoleti, con percentuali ancora più elevate (98%) per fattorini, operatori radio, e ancora uscieri (96%), direttori di sala (97%), riparatori di orologi (99%), croupier (96%), tecnici nucleari (85%).

I lavori che invece non diventeranno obsoleti sono quelli relativi a coreografi, stilisti, dentisti, psicoterapeuti, con percentuali vicine allo 0%.

Contratto a tutele crescenti, nuova scommessa del governo

Contratto a tutele

È appena stato presentato un nuovo emendamento al Jobs Act del governo Renzi, introduttivo del “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”: una forma contrattuale che punta ad essere l’unica (eliminando quindi le oltre 40 diverse forme attualmente esistenti) e che dovrà ora essere declinata dai successivi decreti di sostanziale superamento dell’art. 18.

Pronte le repliche da parte delle parti sociali, particolarmente critiche nei confronti di quello che viene definito come un attentato allo Statuto dei Lavoratori. Di contro, il governo punta in tal modo a semplificare e snellire l’offerta lavorativa, a vantaggio delle nuove generazioni. Ma sarà veramente così?

Lavoro e crisi, chi rischia di più

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In un mercato del lavoro che offre sempre meno certezze, è logico domandarsi se il proprio posto di lavoro sia o meno al sicuro. Ebbene, secondo alcune ultime ricerche compiute in materia, il più sicuro è il lavoro all’interno dei servizi sociali, cui viene attribuito una sicurezza pari al 100%.

La percentuale si riduce all’89% per le professioni sanitarie superiori e all’86% per i programmatori. Rischio basso (85%) anche per l’istruzione, per i dirigenti (83%) e per le professioni artistiche sportive (82%).

Ma chi rischia di più? I pericoli maggiori – sostengono le ricerche – si avvertono nelle costruzioni (52%) e nell’agricoltura (60%)…

Visual Merchandiser per BENETTON

BENETTON

La nota griffe italiana dell’abbigliamento e degli accessori, conosciuta in tutto il mondo, ha aperto le selezioni per un Visual Merchandiser da impiegare a TEMPO INDETERMINATO presso la propria sede di PONZANO VENETO (TV)

Il Visual Merchandiser ha il compito di rendere la visita al punto vendita un’esperienza positiva, deve rendere quanto più attraenti i prodotti esposti dandone la giusta collocazione nelle vetrine e nello showroom. Dovrà seguire la definizione dei criteri espositivi per il marchio con la finalità di ottimizzarne la funzionalità commerciale e l’immagine, attraverso un corretto utilizzo delle strutture e delle modalità di comunicazione.

Come segnalato al link di riferimento per questa posizione http://www.benettongroup.com/it/lavora-con-noi/opportunita-professionali/posizioni-aperte, le attività del visual merchandiser saranno di:

– curare gli allestimenti interni e le vetrine in coerenza con gli obiettivi di immagine del marchio e le indicazioni del Responsabile

– collaborare con l’ufficio Prodotto nella realizzazione delle scenografie da utilizzare per le presentazioni delle collezioni

– collaborare con il Trade Marketing nella definizione e ricerca del materiale di supporto (POP) e soggetti vetrina da inserire nei punti vendita e da utilizzare negli scatti vetrina del Merchandising Book

– assicurare assistenza alla Direzione nell’analisi e interpretazione di informazioni sull’evoluzione delle reti distributive proprie e dei competitors, per il costante miglioramento delle strutture di vendita del Gruppo

Il candidato ideale deve avere una spiccata sensibilità estetica, conoscere perfettamente la lingua inglese, essere disponibile a frequenti trasferte in Italia e all’estero, aver avuto un’esperienza analoga per almeno 4 anni.

Alla pagina http://www.benettongroup.com/it/lavora-con-noi/opportunita-professionali/posizioni-aperte si può accedere al form per inviare il proprio CV.

In bocca al lupo!