Cosa è il TFR?

TFR

Il TFR, o trattamento di fine rapporto, è la “liquidazione”, ovvero una retribuzione differita che il datore di lavoro corrisponderà al proprio dipendente in caso di interruzione del rapporto di lavoro, sia essa determinata – ad esempio – da un licenziamento, o dalla maturazione dei requisiti pensionistici.

Il TFR ha una tassazione separata rispetto agli altri redditi, e può essere oggetto di parziale anticipazione (per una misura non eccedente il 70%) dopo otto anni di contribuzione, e nelle ipotesi in cui sussistano dei motivi legati all’acquisto della propria prima casa o motivazioni di salute.

Ogni anno, il TFR è soggetto a una rivalutazione pari all’1,5%, oltre al 75% dell’inflazione.

Biglietto da visita, è ancora utile?

Biglietto da visita

Spesso ci si domanda se in tempi digitali quali quelli attuali, il biglietto da visita sia o meno ancora utile. La risposta è certamente positiva! Il biglietto da visita è infatti uno strumento ancora molto utilizzato (in alcuni Paesi, come il Giappone, è pressochè obbligatorio averne qualcuno in portafoglio), e certamente molto apprezzato dal proprio interlocutore.

Per renderlo ancora più efficace, fate in modo che sia chiaro e professionale, che possa ricomprendere tutte le principali informazioni di contatto (oltre ai canonici indirizzi e numeri di telefono), inserite anche il proprio sito internet e le pagine sui principali social network.

Sostegno finanziario per le mamme che lavorano

mamme che lavorano

Finalmente le mamme residenti in Toscana, con precisione nel comune di Lucca, riceveranno degli aiuti che permetteranno alle giovani donne con i bambini piccoli di poter tornare a lavoro.

Il governo ha stanziato un fondo di 75 mila euro per cercare di aiutare le neo mamme a rientrare a lavoro senza così esserne escluse dal mondo professionale. Possono beneficiare del contributo tutte le famiglie che hanno un figlio dai 3 ai 36 mesi i quali sono in lista di attesa per la scuola d’infanzia sia pubblica che privata. L’assessore alle politiche formative ha ribadito che con l’attuale crisi economica la quale colpisce tutto il nostro territorio è fondamentale sostenere programmi a favore della famiglie con bambini. Ed è questo il motivo per cui anche quest’anno hanno aderito a tale decreto regionale il quale permetterà alle mamme di sostenere i costi per l’educazione dei figli per la scuola della prima infanzia.

Potranno usufruire di tali buoni servizio solo i bambini iscritti ai nidi privati autorizzati e che ovviamente non beneficiano di altri sconti donati allo stesso titolo. Il contributo sarà pari ad un massimo di 250 euro. Possono presentare domanda tutte le famiglie che hanno un reddito certificato dal modello ISEE non superiore ai 40 mila euro. Le domande devono essere compilate e presentate presso il comune entro e non oltre il 15 ottobre.

Una volta presentata la domanda le famiglie inserite nella lista d’attesa dei nidi comunali riceveranno a casa una lettere nella quale sarà indica la scuola dove sarà possibile iscrivere il figlio, tutto ciò entro il 9 novembre. I genitori dovranno in seguito presentarsi nella scuola scelta e fino ad esaurimento dei posti iscrivere il figlio e beneficare del buono servizio. Gli intestatari del buono servizi che avranno precedenza sono i bambini presenti in lista di attesa e ad oggi già iscritti al nido.

Come chiedere un aumento al vostro datore di lavoro

aumento di stipendio

La richiesta di un aumento di stipendio al proprio datore di lavoro è domanda che non sempre viene posta in maniera chiara e aperta: pudore, intimidazione, pressione psicologica e altre determinanti, pongono il dipendente in una sorta di posizione di svantaggio negoziale che, purtroppo, conduce a esiti deludenti.

Ma in che modo richiedere un aumento al proprio datore di lavoro, avendo buone possibilità di riuscita? Un buon punto di partenza è quello di porre l’accento sul valore del vostro lavoro. In altri termini, invece di domandare esplicitamente “più soldi”, provate a domandare al vostro datore come pensa di ricompensare una prestazione migliore, puntando l’attenzione sull’impegno futuro. Spesso (ma non sempre) funziona!.

Andare a lavoro a piedi rende più felici

lavoro a piedi

Se avete la possibilità di recarvi sul posto di lavoro a piedi, è probabile che durante la giornata siate più felici di coloro i quali hanno invece dovuto prendere la macchina per andare a trascorrere le canoniche otto ore in ufficio o in fabbrica.

A sostenerlo è una recente ricerca dell’University of East Anglia, e pubblicata sulla rivista Preventative Medicine, su indagine compiuta su un campione di 18 mila pendolari britannici sopra i 18 anni, che hanno compilato un ricco questionario sulle proprie abitudini di salute.

Nelle conclusioni dello studio si legge che “più si trascorre tempo in automobile per recarsi al proprio posto di lavoro, meno ci si sente bene” e – di contro – “aggiungendo semplicemente dieci minuti di camminata verso l’ufficio le condizioni fisiche e, soprattutto, psicologiche migliorano”.

Consigli sul messaggio di autocandidatura

autocandidatura

Il messaggio di autocandidatura costituisce una parte fondamentale del proprio “tentativo” di catturare la giusta attenzione del proprio potenziale datore di lavoro. Redatto su posta elettronica o su carta, ha il principale scopo di creare un interesse sulla propria candidatura, anche se non vi sono esplicite posizioni aperte in azienda.

Per creare un buon messaggio di autocandidatura, ricordatevi di indirizzarlo all’attenzione di una persona specifica, scrivere chiaramente le proprie volontà e desideri, i propri punti di forza e le esperienze di studio, di lavoro e personali. Utilizzate infine una formula di saluto che possa sottintendere una potenziale telefonata successiva.

Obsolescenza, ecco i lavori che “invecchieranno”

obsolescenza-programmata

Tra le varie maglie del mercato del lavoro italiano, spiccano quelle relative ai lavori che stanno per diventare obsoleti o che – almeno in parte – verranno sostituiti da caratteristiche di innovatività particolarmente dinamiche.

Stando a uno studio di Roland Berger, in materia, gli agricoltori rischiano nel 95% di diventare obsoleti, con percentuali ancora più elevate (98%) per fattorini, operatori radio, e ancora uscieri (96%), direttori di sala (97%), riparatori di orologi (99%), croupier (96%), tecnici nucleari (85%).

I lavori che invece non diventeranno obsoleti sono quelli relativi a coreografi, stilisti, dentisti, psicoterapeuti, con percentuali vicine allo 0%.

Contratto a tutele crescenti, nuova scommessa del governo

Contratto a tutele

È appena stato presentato un nuovo emendamento al Jobs Act del governo Renzi, introduttivo del “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”: una forma contrattuale che punta ad essere l’unica (eliminando quindi le oltre 40 diverse forme attualmente esistenti) e che dovrà ora essere declinata dai successivi decreti di sostanziale superamento dell’art. 18.

Pronte le repliche da parte delle parti sociali, particolarmente critiche nei confronti di quello che viene definito come un attentato allo Statuto dei Lavoratori. Di contro, il governo punta in tal modo a semplificare e snellire l’offerta lavorativa, a vantaggio delle nuove generazioni. Ma sarà veramente così?

Lavoro e crisi, chi rischia di più

manifestazione_lavoro

In un mercato del lavoro che offre sempre meno certezze, è logico domandarsi se il proprio posto di lavoro sia o meno al sicuro. Ebbene, secondo alcune ultime ricerche compiute in materia, il più sicuro è il lavoro all’interno dei servizi sociali, cui viene attribuito una sicurezza pari al 100%.

La percentuale si riduce all’89% per le professioni sanitarie superiori e all’86% per i programmatori. Rischio basso (85%) anche per l’istruzione, per i dirigenti (83%) e per le professioni artistiche sportive (82%).

Ma chi rischia di più? I pericoli maggiori – sostengono le ricerche – si avvertono nelle costruzioni (52%) e nell’agricoltura (60%)…

Indipendenza Scozia, vince il no

Scozia

Alla fine, le paure degli “unionisti” sono facilmente svanite. Il referendum per l’indipendenza della Scozia, promosso dal leader indipendentista Alex Salmond, ha infatti visto la vittoria del fronte dei “no”. Una vittoria che tuttavia non permette a nessuno di festeggiare pienamente, considerato che quasi uno scozzese su due si è comunque detto a favore dell’indipendenza del Paese.

E così, quando in Italia erano le 6 del mattino, il leader indipendentista ha ammesso la sconfitta domandando a David Cameron di mantenere gli impegni relativi alla concessione di una maggiore autonomia alla Scozia. Un’ora più tardi, Cameron ha ricordato come il discorso indipendenza sia chiuso per sempre, e come occorra ascoltare anche le necessità di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. Come andrà a finire?